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A scuola senza supporto psicologico

La scuola italiana è l'unica in europeo a non avere al suo interno la figura dello psicologo

30 settembre 2008

Italia unica in Europa senza psicologi in classe
(La Stampa.it, 17/9/2008)
 
L'Italia è il solo Paese europeo a non avere psicologi a scuola. O meglio un servizio strutturato di psicologia scolastica, ma solo una miriade di sperimentazioni locali, né una normativa di riferimento. E seppure la presenza di questi professionisti sarebbe apprezzata dalla maggioranza dei dirigenti scolastici e insegnanti, negli ultimi tre anni solo due scuole su tre hanno beneficiato dell'intervento di uno psicologo.
E' il quadro sui servizi psicologici nella scuola italiana tracciato dal Consiglio dell'Ordine degli psicologi, in collaborazione con gli Istituti regionali per la ricerca educativa (Irre) e con i Consigli territoriali dell'Ordine degli psicologi, presentata a Roma, in un incontro al Palazzo dell'Informazione Adnkronos.

«L'Italia - denuncia Giuseppe Luigi Palma, presidente dell'Ordine degli psicologi - registra una grave arretratezza culturale nei confronti di quasi tutti i Paesi europei dove esiste una legge che prevede l'inserimento dello psicologo nella scuola come figura stabile e di ruolo».
La ricerca, la prima a livello nazionale sull'argomento, ha coinvolto 1.511 psicologi (di cui il 71% donne) e 1.921 scuole distribuite su tutto il territorio italiano. E ha mostrato un panorama assai composito, con molte sperimentazioni differenti a livello locale, ma nessun caso di reale strutturazione del servizio. Secondo il campione i problemi più diffusi nelle aule, in ordine decrescente, sono: lo scarso impegno nello studio e la mancanza di attenzione durante le lezioni, le difficoltà di relazione all'interno del corpo docente, gli alunni con necessità didattiche particolari, le difficoltà di tipo organizzativo provocate dalle continue innovazioni e riforme, infine i comportamenti aggressivi e violenti degli alunni.
Attualmente, però, l'attenzione "psicologica" è orientata prevalentemente sugli alunni, seguono gli interventi rivolti ai genitori e alla scuola nella sua dimensione organizzativa. In particolare, il 37% è attività di diagnosi legata ad alcune patologie, il 35% riguarda invece l’osservazione.

Dal punto di vista dei professionisti, il 93,1% degli psicologi "entra" a scuola attraverso progetti delle Asl; il 4,8% proviene da cooperative e solo il 2,1% dagli enti locali. «Lo psicologo - spiega Palma - in genere donna e altamente specializzato, interviene nella scuola per far fronte a richieste specifiche ma le scarse possibilità remunerative raramente gli consentono l’obiettivo di una carriera professionale».
Tra le forme contrattuali più utilizzate ci sono le prestazioni professionali con partita Iva (32%), le prestazioni occasionali (20%), le assunzioni a tempo determinato (2%) e per mandato delle Asl (30%). Solo pochissimi psicologi lavorano all'interno della scuola come insegnanti o delegati in ruoli particolari. Anche per questo le retribuzioni orarie risultano molto variabili e tendono a decrescere all'aumentare del periodo che lo specialista passa all'interno dell'istituzione: variano da meno di 15 euro l'ora a un massimo di circa 40 euro.
Provenienti da posizioni lavorative differenti, i professionisti psicologi lavorano in più di un istituto di diverso ordine e grado ma per periodi di tempo piuttosto limitati (meno di tre mesi). E' la scuola media ad avere il maggior numero di ore (60,2%) dedicate alle pratiche psicologiche, segue la scuola secondaria (58,8%), la scuola elementare (56,7%) e, infine, la scuola dell'infanzia (43%).

«I dati presentati - conclude Palma - offrono un quadro molto ricco e articolato sullo stato della psicologia scolastica in Italia. In assenza di un ruolo istituzionale riconosciuto e di chiari ordinamenti professionali in grado di regolamentare la professione, l'attività psicologica nella scuola si riduce sistematicamente a un'attività di consulenza, dimenticando le pratiche per lo sviluppo della persona, per l'educazione alla socialità e alla convivenza».

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30 settembre 2008
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