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Ancora magistrato, ancora politico

La procura generale della Cassazione ha avviato l'azione disciplinare conrtro Antonio Ingroia

12 giugno 2013

La procura generale della Cassazione ha avviato l'azione disciplinare nei confronti dell'ex pm di Palermo Antonio Ingroia, trasferito dal Csm alla procura di Aosta. Al magistrato viene contestato di aver continuato a svolgere attività politica, dopo la scadenza dell'aspettativa che gli era stata concessa per ragioni elettorali.
"Non mi sorprende, è una conseguenza della segnalazione del procuratore di Aosta alla procura generale della Cassazione", ha detto Ingroia, a margine dell'assemblea di Articolo 21 a Roma. Parlando con i cronisti che gli hanno chiesto se continuerà a far politica, Ingroia ha risposto: "Non ho altro da dire, probabilmente farò una conferenza stampa nei prossimi giorni".

È la riforma dell'ordinamento giudiziario del 2006 ad aver reso illecito disciplinare per i magistrati l'iscrizione o la partecipazione a partiti, come pure il "coinvolgimento nelle attività di centri politici" che possono "condizionare l'esercizio delle funzioni o comunque compromettere l'immagine del magistrato". A sanzionare questi comportamenti è l'articolo 3 del decreto legislativo 109 del 2006, che, a chiusura di una serie di divieti, punisce pure "ogni altro comportamento tale da compromettere l'indipendenza, la terzietà e l'imparzialità del magistrato, anche sotto il profilo dell'apparenza".
Due anni fa la Consulta, confermando la costituzionalità del divieto, ha stabilito che riguarda anche le toghe fuori ruolo perchè il dovere di imparzialità "coinvolge il magistrato anche nel suo operare da semplice cittadino". Il caso che aveva dato origine alla pronuncia riguardava l'ex senatore di An Luigi Bobbio, che dal Csm venne sanzionato per aver assunto, alla scadenza del mandato parlamentare, mentre era ancora fuori ruolo dalla magistratura, l'incarico di presidente della federazione di Napoli di An.

Rischia, invece, il trasferimento d'ufficio per incompatibilità il procuratore di Palermo Francesco Messineo. La prima commissione del Consiglio superiore della magistratura ha aperto la relativa procedura, contestandogli una gestione debole dell'ufficio e che non garantirebbe la necessaria indipendenza. La decisione è passata con il voto favorevole di tutti i componenti della Commissione, ad eccezione del laico del Pdl, Niccolò Zanon, che si è astenuto. Il procuratore di Palermo è stato convocato per il 2 luglio prossimo dalla Commissione: in questa audizione Messineo, con l'assistenza di un difensore, potrà difendersi dalle contestazioni che gli vengono mosse.

Il procuratore Messineo ha avuto rapporti privilegiati con Antonio Ingroia che lo avrebbe condizionato nelle sue decisioni. Una situazione che avrebbe determinato spaccature e incomprensioni nella Procura di Palermo. Questa la contestazione alla base della procedura di trasferimento d'ufficio per Messineo.
Al procuratore di Palermo viene anche contestato un utilizzo non continuo dello strumento dell'astensione rispetto ad alcune inchieste, come quelle che hanno riguardato il cognato e il fratello dello stesso Messineo. La Commissione ha formulato le sue accuse dopo che nei mesi scorsi aveva ascoltato numerosi magistrati della Procura di Palermo. Dalle loro testimonianze sarebbe emerso anche un clima molto pesante all'interno della Procura di Palermo legato all'inchiesta sulla trattativa tra Stato e Mafia.
Intanto, i gip di Caltanissetta, accogliendo l'istanza della Procura, ha archiviato l'indagine per violazione del segreto istruttorio aperta, nei mesi scorsi, a carico del procuratore Messineo.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, ANSA, Lasiciliaweb.it]

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12 giugno 2013
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