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Paradise Now

Khaled e Said, amici d'infanzia, si dovranno far esplodere il giorno dopo a Tel Aviv...

31 ottobre 2005






Noi vi consigliamo...
PARADISE NOW
di Hany Abu-Assad

Due giovani palestinesi di Nablus, Khaled e Said, amici d'infanzia, sono stati reclutati come kamikaze. Si dovranno far esplodere il giorno dopo a Tel Aviv. I due decidono di trascorrere quella che sanno essere la loro ultima notte di vita, insieme alle proprie famiglie. Possono stare con le persone che amano, ma non devono assolutamente rivelare, né far capire nulla. Il giorno successivo, dopo un rito di preparazione, avviene la vestizione, in cui l'esplosivo è legato intorno ai loro corpi. Qualcosa però va storto: i due amici si perdono di vista e Khaled, che viene richiamato al quartiere generale dell'Organizzazione dove la sua bomba è disinnescata, non è più convinto della giustizia della loro missione. E vorrebbe convincere l'amico a vivere. Ma Saïd non si trova, forse è già troppo tardi.


Distribuzione Lucky Red
Durata 90'
Regia Hany Abu-Assad
Con Ali Suliman, Kais Nashef, Lubna Azabal, Amer Hlehel, Hiam Abbass, Ashraf Barhoum
Genere Drammatico


La critica
''Difficile trovare soggetto più incandescente di quello affrontato da 'Paradise Now', del palestinese Hany Abu-Assad. Al cinema è sempre questione di distanza e con i martiri di Allah è facile scivolare nell'ironia facile, nel ricatto socio-politico o nel dibattito sceneggiato. (...) Intanto scopriamo che nei videostore si affittano cassette con i proclami dei martiri, ma anche le ultime parole dei traditori (più richieste, dunque più care...). Entriamo nella quotidianità assurda delle famiglie palestinesi e degli attentatori. Insomma ci affacciamo sopra un abisso vertiginoso. Magari un film solo non basta a sondarlo. Ma l'essenziale era cominciare''.
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero'

''Più apertamente politico è 'Paradise Now' del palestinese emigrato Hany Abu-Assad, che ha il fegato di affrontare il retroterra privato di due amici d'infanzia prescelti per immolarsi come kamikaze. Prima d'imbottirsi d'esplosivo e valicare la frontiera con destinazione Tel Aviv, Khaled e Said trascorrono con i familiari inconsapevoli quella che dovrebbe essere l'ultima sera della loro vita: è il momento migliore del film, grazie al ben imbastito contrasto tra la toccante normalità dei rapporti quotidiani e il tormento segreto di una scelta estrema in parte voluta in parte subita. Poi il racconto s'inaridisce e, al di là degli astuti colpi di scena, il manicheismo cacciato dalla porta cinematografica rientra dalla finestra dell'ideologia."
Valerio Caprara, 'Il Mattino'

''Nella filmografia sul Medio Oriente ecco un eccezionale film palestinese di Hany Abu-Assad girato prima dello sgombero dei coloni. La liberazione che ci porterà al paradiso del titolo da 'Living Theatre' è nel sacrificio della vita dei kamikaze, mistica e follia. Il film segue quasi in tempo reale le ultime ore di due di loro che diventano strumenti di morte: la preparazione, il segreto, la purificazione. L'autore cerca di mantenere perfino un filo di ironia, spiega più che giustificare, apre la porta di un territorio dove il confine tra vita e morte è labile, come quello tra finzione e documento. La storia prende alla gola, allo stomaco, al cuore, al cervello. E' difficile rimanere insensibili anche di fronte a un atto criminale e politicamente controproducente: ci interessano i dubbi e i pensieri di due giovani impossibilitati ad essere normali''.
Maurizio Porro, 'Corriere della Sera'

''Appartiene a quel ristretto numero dei film, 'Paradise Now' di Hany Abu-Assad, dove riesce difficile concentrarsi sulla forma linguistica: tanta è la forza con cui situazioni mai viste su uno schermo afferrano la tua attenzione, senza permetterle di allentarsi fino all'ultima immagine. Detto in poche righe, il soggetto è insufficiente a far capire la grande novità della prospettiva adottata dal regista palestinese. (...) La novità non è rappresentata tanto dai contenuti, quanto piuttosto da una macchina da presa piazzata 'all'interno' del terrorismo palestinese, con l'effetto di mostrarci come persone in carne e ossa e sentimenti coloro che ci fa comodo percepire solo come minacciose astrazioni''.
Roberto Nepoti, 'la Repubblica'

Premio A.G.I.C.O.A. Blue Angel, Premio Amnesty Internationale e Premio dei Lettori del Berliner Morgenpost al 56mo Festival di Berlino (2005)

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31 ottobre 2005
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